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6/17/2013

E' tanto che ti aspetto!

Quand'ero bambino, se in collegio mi capitava di sentirmi molto infelice, smettevo di studiare e andavo fino a un certo corridoio dove c'era una finestrella. Giù, a quell'ora, in un cortile buio, accendevano un lampione, e io contemplavo più a lungo che potevo quella piccola fiamma verde, immobile. Non posso dirvi quanta pace, quanto conforto mi dava. Quel corridoio aveva un odore d'inchiostro, di polvere e di gesso che a volte credo di respirare ancora. Mai niente, da allora, mi ha dato una sensazione analoga di tenerezza e di mistero.
Irène Némirovsky . Due – pag. 193