6/30/2008

J'ai soif

Come nelle favole dopo aver attraversato una foresta incantata, ecco un castello misterioso di cui varchiamo la soglia con trepidazione, eccitazione, paura. Ad ogni passo tutto si trasforma e tutto diventa quello che doveva essere. Sapevamo da molto tempo che saremmo arrivati lì, dopo un viaggio che ha richiesto coraggio, forza di introspezione, visione trascendente, bellezza nello sguardo. Ecco l'accettazione del rischio di morire e di quello che ancora più toglie il fiato, di vivere

6/28/2008

Shaving the layers

Io prendo i miei desideri per la realtà, perché credo nella realtà dei miei desideri. Internazionale Situazionista

Chi trasgredisce un tabu’ lui stesso diventa un tabu’ Narthcote W.Thomas

In un caldo pomeriggio ho visto il film "FUR: un Ritratto immaginario di Diane Arbus" e ho provato dolore, quello procurato dalle schegge dello specchio infranto sulla fragilità che teniamo nascosta dietro quello specchio. Il film è il manifesto della deriva del fittizio e la proclamazione della dolorosa autonomia dei percorsi percettivi , percorsi che Diane Arbus portava allo scoperto ogni giorno con i suoi scatti. Il film (2006) va visto come l'ideale complemento del libro-biografia di Patricia Bosworth, "Vita e morte di un Genio della Fotografia". Il libro ha uno scorrimento lineare, molto cronologico, il film è come un rullino chiuso in un pugno, nel breve tempo dello sviluppo tutto sarà chiaro, le origini, il presente, il futuro. Il détournement è un vestito nascosto sotto al letto. Dalle sue foto veniva fuori l’inquietudine di vivere nel solco, volandone via sempre più spesso ma senza eludere la realtà, anzi mostrandola più vera. Forse Diane è entrata da bambina, quindi precocemente, in contatto con aspetti della vita e relative riflessioni (violenza verso gli animali, visione di persone morte, situazioni di vita borderline) verso i quali i bambini sono risparmiati da meccanismi di maturazione differenti . Diane è la dolorosa conferma che esiste un nostro doppio, inconfessabile e sfuggente talvolta anche a noi stessi che tutto vede e tutto annota e fa della distanza non una una parola nuova da mettere dietro il proprio vetro, ma la cornice stessa. Le stanze d’albergo in disordine e stranamente frequentate, le persone "disadattate", i luoghi ai margini della società, accendono la dissociazione latente e allora ecco fuoriuscire dall’immaginario tutte le inadeguatezze non risolte in forma di immagini, parole, gesti compressi, per allontanarli o riappropriarsene ... per rigirarsi tra le mani il collegamento fraterno con le proprie zone d’ombra. ..."Mi racconti un segreto...?..."

Nel film FUR: un Ritratto immaginario di Diane Arbus , Diane è una casalinga modello e madre premurosa, lavora come assistente del marito Allan, un fotografo che si occupa di pubblicità e moda impiegato dei genitori di Diane, proprietari di un importante pellicceria. I genitori di Diane, che l'hanno cresciuta affinché fosse parte della loro classe privilegiata, guardano a tutto ciò che lei fa con occhio critico, commentando ogni suo errore o inosservanza del protocollo. Durante una serata, mentre ricchi pellicciai di tutto il paese ammirano le costose nuove creazioni in casa Arbus, Diane è alla finestra, il suo sguardo è improvvisamente attratto da un uomo misterioso con una strana maschera....

Steven Shainberg (anche regista di "Secretary") dopo aver cercato per 15 anni di acquisire i diritti del libro, produce un lavoro di grande visione e allusione. Allude a come il precoce matrimonio a 18 anni e la relazione conflittuale con il padre possano aver dato una ulteriore spinta al suo rivelarsi artista. Ipotizza anche il fatto che l'attività del padre pellicciaio l'abbia portata a riflettere precocemente su "orrore e sensualità" cioè l'uccidere (=orrore) animali (=innocenza e sensualità). Sostiene che la Arbus descriveva il suo lavoro come una sorta di "Alice In Wonderland per adulti" e indugia su molti dettagli visivi a questo proposito. Questo film a molti potrà non dire nulla, se non sembrare una specie di storiella su "la bella e la bestia", ma è molto più di un eccesso visionario o di una relazione con "l'uomo del piano di sopra".... Nel film guarda caso è presente il bianconiglio.... basta seguirlo nella sua tana ....

6/27/2008

6/24/2008

chi non lotta ha già perso

1° festa nazionale dell’ANPI Associazione Nazionale Partigiani Italiani presso la casa dei Fraelli Cervi, a Gattatico (Parma)

















No, non dite di essere scoraggiati, di non volerne più sapere. Pensate che tutto è successo perché non ne avete più voluto sapere.
Giacomo Ulivi. 19 anni, fucilato dai fascisti il 10/11/1944 a Modena, Piazza Grande.


papà Cervi


una stanza nel folto del bosco

"Disprezzo la mia stessa ipersensibilità, che esige tanta rassicurazione, ma nello stesso tempo mi rende così consapevole della sensibilità altrui."



Il fascino che una persona esercita su un’altra non sta in ciò che mostra della sua personalità nell’istante preciso dell’incontro, ma nella sintesi del suo intero essere, che rilascia questa droga potente che cattura l’immaginazione e genera il legame.
Anaïs Nin – Le stanze del cuore

6/22/2008

guardando nei cristalli rotondi

Fra i nostri ricordi, alcuni sono particolarmente acuti e ricchi di immagini; guardiamo verso frammenti ritagliati dal passato come attraverso buchi della serratura o attraverso i cristalli rotondi del diorama che un tempo veniva allestito nelle fiere annuali… Molto più presenti alla nostra memoria sono sovente circostanze cui partecipavamo in maniera torbida e sonnolenta, quasi irreale.

Ecco, per esempio, l’immagine di una vecchia che ci
prende per mano e ci conduce nella camera in cui è morto
collage di Thierry Renard
il nonno.
Spesso simili ricordi rimangono a lungo sepolti; somigliano alle pellicole impressionate da raggi invisibili che un bel giorno riusciamo a sviluppare.
A tali ricordi appartiene anche l’incontro erotico, e innanzi tutto l’incontro erotico nello spazio anarchico.



Ernst Junger - dal diorama










6/14/2008

La vocazione alla felicità non va avanti senza riforme sostanziali



Oggi al mercato della frutta e verdura anche qualche banchetto di sgangherati, fra i quali mi riconosco appieno, cose interessanti, i libri a 2 euro cad. e il portavasi arrugginito a 3.
pomeriggio tra fiori e collages, attraverso i quali strizzano l'occhio i predecessori, fino alle grotte di Lascaux.
"Ragazza che precipita"(il titolo è preso da un racconto di Buzzati, ma il testo è di Manganelli, e lì sotto dallo specchietto retrovisore Shakespeare mi compatisce con una smorfia nervosa sotto i baffetti, perchè un gatto randagio sta entrando nell'inquadratura tra Adamo, Eva e il serpente) è del 1980 o forse dopo... a cui è seguito giocoforza un breve tonfo sull'asfalto di carta poi un silenzio di forbici e colla. Oggi non riesco a non affiancargli per genuflessa simpatia il collage di un predecessore che ho visto sul libro "poesia visiva 5 maestri 1963-1988" (Ed. Henri Veyrier), l'autore è Stelio Maria Martini "l'orsacchiotto sul canterano" 1963 - e il collage mi ha colpito per l'ossessione tipografica che punge l'immagine

Se mi si consente un suggerimento, il modo ottimo per leggere questo libercolo, ma costoso, sarebbe: acquistare diritto d’uso d’un grattacielo che abbia il medesimo numero di piani delle righe del testo da leggere; a ciascun piano collocare un lettore con il libro in mano; a ciascun lettore si dia una riga; ad un segnale, il Lettore Supremo comincerà a precipitare dal sommo dell’edificio, e man mano che transiterà di fronte alle finestre, il lettore di ciascun piano leggerà la riga destinatagli, a voce forte e chiara. È necessario che il numero dei piani corrisponda a quello delle righe, e non vi siano equivoci tra ammezzato e primo piano, che potrebbero causare un imbarazzante silenzio prima dello schianto. Bene anche leggerlo nelle tenebre esteriori, meglio se allo zero assoluto, in smarrito abitacolo spaziale» . Centuria - Giorgio Manganelli

l'indagine pericolosa di Luc

ricevo da Luc Fierens una copia del suo libro d'artista "bellezza pericolosa" stampato in 100 esemplari. Il corpo, dolente ci interroga nella sua continua trasformazione a contatto con il tempo, con le sollecitazioni del mondo esterno, con il suo doppio recalcitrante che risiede nella nostra immaginazione.....






Ero nel rifugio della giovinezza, rifugio piccolo come una stella e senza memoria di alcuna nube.
Le mie armi, mille volte colte, erano disseminate nel parco, fra le erbe, i cespugli.
Le porte del rifugio erano state tolte, trasportate in qualche luogo sinistro di cui non avevo idea.
Le finestre si aprivano dal di fuori come dal di dentro.
Il giorno le scuoteva e alla loro musica la mia testa dimenticava il suo peso.
Avevo cacciato l'uccello pesante della riflessione, avevo imprigionato l'agitazione delle ore e delle stagioni....
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Paul Eluard . donner à voir